E poi sia poesia

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Mi sorprenderai, chiavi in mano, ad aprire la porta del cuore. Con la vita a fare ombra al presente affinché nessuna insolazione faccia girare la testa. Presente, dono o sorpresa da custodire lungo un marciapiede di campane saltellate qua e là. Sassolini rotolati giù, braccia al collo del numero perfetto, il nostro, con qualche difetto…

Mi sorprenderai, pollici gironzolanti, a spingere le lancette dell’amore. Con la vita a fare frettolosamente l’inchino al passato perché più nessuna lacrima abbia a cadere in valli lontane. Passato da ricordare, luoghi e vie anche, città pure. Impure o no, fa lo stesso. Strade in salita, altre in discesa. Lune stralunate e stelle cadenti con cadenza ogni scrocchio di dita.

E nessun dolore. E nessun rumore. E nessun errore.

E così sia. E poi sia poesia.

Mi sorprenderai, occhi all’insù, a immaginare il colore dell’anima. Con la vita a fare il solletico al futuro al fine di ridere di noi. Fine ultimo di una storia senza fine né confine. Futuro in un sorso di bicchiere da bere nell’istante che già fu. Poi, buttare giù ancora un po’ di noi. Con qualche altro difetto…

Mi sorprenderai, labbra sulle tue, a baciare di parole il tuo sguardo. Con la vita a fare ombra alle nostre sagome disegnate gentilmente dal tramonto che saluta e va.

Linee perfette con tanti difetti in un mondo imperfetto che, gira e rigira, è giostra coi fiocchi a un passo da noi.

E nessun adulatore. E nessun adescatore. E nessun ammaliatore.

E così sia. E poi sia poesia.


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